Quel che resta

Pandemia, crisi, virus, terapia intensiva, vaccini….

Ad un anno esatto dall’inizio del lockdown (ma ricordiamoci che fino a pochi mesi fa usavamo ancora le nostre parole italiane “blocco”, “isolamento”, ecc.) cosa ci resta?

Dopo una estate in cui ci siamo illusi che tutto fosse svanito come per magia, in seguito ad un autunno cupo, nel bel mezzo di un inverno che pare una eterna declinazione della parola “ondata”, cosa ci rimane?

Vorremmo uscire un po’ dal coro, dicendo che secondo noi rimane molto, per noi ciclisti forse in modo particolare.

Rimaniamo noi, provati, stanchi, certamente.

Anche qualche socio di Liberabici ha provato il brivido della gelida “carezza virale ” sfiorargli il viso e minare il proprio fisico.

Grazie a Dio siamo tutti qui pronti ad inforcare la bici non appena ce n’è l’occasione.

Ed ecco non possiamo tacere che a noi ciclisti, anche in tempi di zone gialle, arancio, rosse e chi più ne ha più ne metta, è stata dedicata dalle istituzioni una attenzione non comune. Sì, certo, logica ma non comune a tanti altri sportivi non meno degni di godersi la propria passione, i quali si vedono giocoforza bloccare ogni possibilità di esercizio per lunghissimi periodi.

In un momento in cui, al netto di ogni interpretazione politica, la scienza di ogni latitudine non ha molte armi migliori che non il limitare la socialità a tutti i livelli, ad amanti della corsa e della bici è stato riservato quello che non è di certo un privilegio ma sicuramente ci rende molto felici: la possibilità di poter uscire per le nostre “scampagnate” anche al di fuori del nostro comune (ma sempre entro i limiti della stessa regione), rispettando le basilari regole del distanziamento minimo di 2 metri e , ove richiesto, la pratica individuale.

E sia benedetta dunque la gioia di poter ancora spremere i nostri “garretti” sugli amati pedali, il calorosissimo saluto che ci scambiamo con i nostri compari che incrociamo su e giù per i colli di Romagna! Sì è davvero una gioia immensa!

Non altrettanto possiamo gioire alla vista dei troppi gruppi fitti e stretti in cui i ciclisti si contano a decine, “treni” che vediamo snodarsi per ore con troppa frequenza soprattutto nei weekend.

Marco Conti, presidente di Liberabici

La salute è un bene prezioso e comportamenti come questo rischiano di compromettere vite per una semplice leggerezza. La classica leggerezza che in alcuni casi si può rimpiangere amaramente.

E’ dura per tutti, noi romagnoli forse soffriamo ancora di più per quell’innata tendenza alla socialità che ha fatto la fortuna del nostro turismo in generale ed anche di tante nostre iniziative cicloturistiche.

In questa pagina vedete ritratti, in una foto di repertorio, Marco Conti, confermato presidente anche per il 2021, assieme al sorridente Roberto.

Facciamo tutti come loro, sorridiamo, alla giusta distanza, per poter tornare ad abbracciarci quanto prima!

Se è vero, infatti, che noi di Liberabici siamo amanti del ciclismo e della buona tavola, non possiamo esimerci dal VEDERE IL BICCHIERE MEZZO PIENO! 😉

Buone pedalate a tutti!

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